Impermeabilizzanti: come scegliere i migliori sistemi

Con le piogge invernali aumentano i problemi di infiltrazioni che, se non adeguatamente risolti, causano danni permanenti alle strutture.

Generalmente le infiltrazioni sono dovute a problemi nello strato impermeabilizzante di copertura; per questo occorre scegliere l’impermeabilizzazione migliore, sia nel caso in cui si agisca su strutture esistenti sia nel caso di nuove costruzioni.

Emulsioni

Le emulsioni: si tratta di prodotti a base bituminosa che vengono prodotti mediante la miscelazione (per emulsione) di vari elementi. Ve ne sono di svariato tipo, in ogni caso è sempre meglio usarli come strato impermeabilizzante secondario e non principale, perché è difficile posarne uno spessore rilevante e continuo, o come confinamento temporaneo in attesa di una vera e propria impermeabilizzazione.

Guaine bituminose

Si tratta di uno strato di bitume modificato, di vario spessore e con interposta un’armatura, che viene posato a fiamma o mediante adesivo. La grande malleabilità nella posa, la forte adesione ai supporti oltre all’economicità del prodotto, le hanno rese il prodotto impermeabilizzante più usato al mondo. Campo di applicazione: ovunque ma sconsigliate in fondazione e in presenza continua di acqua di falda e da non usarsi in discariche.

Guaine sintetiche

Sono prodotti di pura sintesi, a differenza di quelle bituminose, che vengono utilizzate per la loro capacità di deformazione dimensionale e per la resistenza ad elementi degradanti che disgregano gli altri sistemi, ad esempio in discariche o serbatoi di raccolta dei reflui o, ancora, raccolte di olio. I teli sintetici hanno caratteristiche molto simili a quelle bituminose ma godono di maggiore fama perché posate solo da applicatori specializzati.

Tra i punti di forza vi è la possibilità di avere teli di enorme dimensione (l’EPDM può arrivare a 2000mq) o grande resistenza chimica (l’HDPE viene usato in discariche); comunque la deformabilità di tipo elastico li vede maggiormente impiegati dove le tensioni normali sono maggiori o dove le grandi dimensioni li rendono economici. Hanno la fama di durare più delle guaine bituminose, ma un test comparativo non li vede così differenti, sempre fatte le debite eccezioni per alcuni materiali particolari. Campi di applicazione: coperture di grandi dimensioni, giardini pensili, bacini idrici, geotecnica.

Resine

Le resine sono un’intera famiglia di materiali adatti alle impermeabilizzazioni. Le principali sono le quelle poliuretaniche (di queste fanno parti le poliuree), epossidiche, acriliche e i metacrilati. Tutte si contraddistinguono per alcune delle loro caratteristiche fisiche: alcune sono particolarmente resistenti alla trazione, altre al punzonamento, altre hanno grande deformazione elastica altre ancora resistenze chimiche eccezionali. In ogni caso sono sistemi che vengono posti in opera, ossia vengono posati liquidi sul supporto, e lasciati a polimerizzare a creare un film continuo che resiste al passaggio dell’acqua.

Impermeabilizzazioni cementizie

Le impermeabilizzazioni cementizie comprendono tecnologie molto lontane tra loro. Si possono suddividere in due macrocategorie (principalmente): le malte elastiche cementizie e i cementi osmotici. Le prime nascono per impermeabilizzare le riprese di getto nei ripristini del calcestruzzo. In seguito sono state usate ovunque grazie alla loro versatilità nella posa. Sono composte da una parte di inerti e leganti (la parte cementizia) ed una di resina (viniliche, acriliche solitamente). Vengono usate maggiormente per l’impermeabilizzazione dei balconi, vasche di contenimento acque e fondazioni. Soffrono di svariati problemi tra cui la compatibilità con l’acqua stagnante (solo poche sono adatte al contenimento d’acqua) o con alcuni composti chimici che spesso si trovano sulle coperture o nei materiali da costruzioni (come i tensioattivi anionici), inoltre hanno una bassa resistenza al punzonamento.

L’altra categoria è quella dei cementi osmotici. È una definizione che comprende un’intera famiglia di materiali che funzionano per “penetrazione osmotica” (definizione errata ma che ben rende l’idea del funzionamento). Il principio attivo viene veicolato dall’acqua d’impasto delle malte verso l’interno del muro in calcestruzzo fino ad occludere ogni tipo di microcavità possa essere presente. Questo genere di prodotti viene usato principalmente sotto quota campagna perché può lavorare agevolmente in contro spinta (ossia l’acqua arriva a contatto con l’impermeabilizzazione dalla parte opposta, quindi è l’ultimo strato che trova nel muro si incontra prima del vuoto dei locali interni) in quanto va ad impermeabilizzare una porzione di muro che varia da pochi millimetri all’intera massa del calcestruzzo.

Funzionano perfettamente se e solo se vengono posati su un supporto idoneo (calcestruzzo gettato correttamente o ricostruito) e secondo le indicazioni dei produttori che devono essere seguite tassativamente. Trovano scarsa utilità in strutture diverse dal calcestruzzo e non si usano in coperture piane o inclinate perché hanno la stessa deformabilità del calcestruzzo.

Conclusioni

È necessario ricordare sempre che non esiste un prodotto che possa risolvere tutti i problemi ma esistono sistemi che vengono progettati per rispondere alle esigenze della nostra copertura.
Conoscere i vari sistemi e sapere come integrarli tra loro è fondamentale per la buona riuscita del lavoro finale.

(Fonte www.ediltecnico.it)

Richiedi Preventivo

Numero Verde

800.03.51.81

Contattaci

Scrivi e ricevi risposta entro 8h!

Start typing and press Enter to search